Tales

Maurizio Galimberti è un fotografo di successo, abituato a ritrarre da vicino le persone famose. Gli piace raccontare con la sua vena ironica di aver iniziato la carriera come geometra ed essersi trovato un giorno con una macchina polaroid in mano, usandola come nessun altro. Maurizio è arrivato sull’Isola d’inverno, invitato dalla Fondazione Capri, di cui faccio parte.

Con la Fondazione stavamo organizzando il festival di fotografia che si tiene ogni anno nella certosa di San Giacomo. Avremmo presentato una mostra dedicata alle vedute di Capri: le immagini di Herbert List, uno dei padri della fotografia del Novecento, accanto a quelle di un contemporaneo.

Al primo incontro Galimberti, un omone dal viso arcigno, mi aveva dato l’impressione di essere un burbero un po’ scostante, ma mi sbagliavo. Dietro quell’apparenza scoprivo giorno per giorno una persona generosa e sensibile.

In un mondo quasi totalmente digitalizzato, stupisce e forse un po’ stride il modo in cui Galimberti usa la vecchia polaroid. La sua tecnica, però, è innovativa e si avvicina alla creazione pittorica. Galimberti coglie attimi istantanei nei volti e nei paesaggi. Dopo aver scattato la fotografia interviene manualmente nella fase di sviluppo della fotografia emulsionata. Questo suo procedere rende ogni scatto un unicum irripetibile.

Con Maurizio ho scoperto di condividere la passione per la fotografia e questo ha fatto nascere tra noi una familiarità che alla fine del suo soggiorno a Capri s’è trasformata in amicizia. Così mi è accaduto di vivere esperienze creative insieme con lui anche in Toscana, dove Galimberti si divertiva a ironizzare sulle mie tecniche con macchine digitali e filtri polarizzatori.

Durante i giorni trascorsi insieme in Toscana eravamo con una Jeep Wrangler, l’atmosfera era goliardica e Maurizio ha preso la mia macchina fotografica digitale. Il paesaggio della Val d’Orcia con pochi alberi, piantagioni di grano che si disperdono in un saliscendi infinito e le crete senesi lo ispiravano: i tagli netti che dava al panorama erano visioni artistiche, complice la portiera della jeep che veniva inserita nella fotografia per dare un’inquadratura e una direzione all’immagine. 

La sua mostra a Capri fu un successo. La gente girava ammirata per le sale dove le immagini scomposte e ricomposte in fotogrammi sottolineavano particolari architettonici e i paesaggi dell’isola, declinata dalla sua tecnica in chiave futurista.

Un giorno, mentre eravamo rilassati a pranzo sulla terrazza del Riccio, il ristorante vicino al mare, Galimberti è rimasto colpito da un grande quadro con la Madonna di Pompei. Non ho potuto rifiutare quando con entusiasmo ha deciso di ricrearla a suo modo.

Oggi la Madonna che Maurizio ha “rivisitato” con la sua polaroid è racchiusa in una grande cornice ottocentesca e troneggia nella hall del Capri Palace, vicino a “Ettore e Andromaca” di De Chirico.

Maurizio Galimberti ha fotografato molti personaggi famosi. Tra questi Johnny Depp. Il ritratto fotografico che gli ha fatto è stato scelto poi come copertina di un settimanale americano. Anch’io ho un ritratto fatto da lui: ma se il risultato è diverso da quello del famoso attore, in questo caso non è colpa del fotografo. Una cosa mi ha colpito molto: nei ritratti di Maurizio è il soggetto a scegliere la posizione da assumere durante la posa. Da quella che ho scelto lui poi mi ha fatto capire il mio stato d’animo e mi ci sono riconosciuto completamente.