Maurizio Galimberti (Como, 1956).

“Per destino di famiglia avrei fatto sicuramente il geometra, purtroppo. Meno male che c’è la fotografia.” Fino a 34 anni, Maurizio Galimberti prima di diventare un fotografo famoso lavorava nell’impresa edile della sua famiglia in Brianza, alle porte di Milano.

Fino a quando non è diventato fotografo, la passione che coltivava fin da quando era un ragazzo e partecipava ai concorsi iscrivendosi con nomi diversi, della madre o della moglie. Quasi un’operazione dadaista.

Agli inizi predilige il bianco e nero e una fotocamera ad obiettivo rotante widelux. La sfrenata ossessione per la Polaroid sfocia nel 1983 ed è dovuta non solo alla tecnica ma anche alla sua fobia per il buio della camera oscura. L’uso della Polaroid diventa una necessità. Il suo sodalizio con Polaroid Italia ha inizio nel 1991 ed è tutt’ora attivo.

La sua cifra stilistica è “il mosaico”, i suoi scatti sono frammenti di una visione globale, realtà smembrate e ricomposte, tasselli vivi. L’occhio del fotografo cattura e impressiona la vita sulla pellicola in pochi semplici attimi, il gioco è semplice, il risultato accattivante. E i suoi ritratti figurano in importanti collezioni internazionali.