Domenico Cantatore (Ruvo di Puglia, 1906 – Parigi, 1998)

Ultimo di otto fratelli, Cantatore si trasferisce giovanissimo a Roma, dove studia Raffaello e Tiziano. Da qui nel 1924 si sposta a Milano, dove incontra i pittori del gruppo Corrente. È amico di Carlo Carrà, Raffaele Carrieri, pugliese come lui, degli artisti del Novecento legati a Margherita Sarfatti.

Nel 1932 il viaggio a Parigi segna una tappa importante della sua maturazione, vede le opere degli Impressionisti ma anche quelle di Modigliani e di Picasso. Tornato a Milano Cantatore espone nel 1934 alla Galleria del Milione i disegni e le puntesecche del periodo che suscitano l’attenzione di critici e letterati come Raffaele Carrieri che scrive di lui: “Disegnare per Cantatore è scavare, far uscire dall’ombra ciò che deve vivere.” Ma è proprio a Milano che l’artista cade in un lungo periodo di crisi; “abbandona” la pittura per dedicarsi alla scrittura.

In questi anni si lega a Salvatore Quasimodo che nel 1965 lo definisce “pittore dalla tenerezza umana”, descrivendone le opere con parole cariche d’intensità: “Gli inchiostri di Cantatore hanno il colore del sangue, del fuoco, delle ceneri mescolate all’asfalto: o sono verdi come i rami e le frasche al primo getto; o viola come il vino che fermenta.” In questa descrizione si ritrova l’essenza della pittura di Cantatore, un’estetica che non si allontana mai dal ricordo della sua terra di origine, della sua gente, del suo Sud e dei colori caldi che lo caratterizzano.