Arman (Nizza, 1928 – New York, 2005)

“I am a witness of my time”, testimone del proprio tempo, così si definisce nel 1983 l’artista Arman, al secolo Armand Pierre Fernandez, nato a Nizza nel 1928, protagonista del panorama artistico internazionale della seconda metà del XX secolo. Figlio di un antiquario, comincia a dipingere a dieci anni. Chiamato «piccolo selvaggio» a quattordici attacca i quadri alle ruote della bicicletta. A diciannove avviene l’incontro cruciale con Yves Klein e Claude Pascal, con cui condivide un viaggio in auto-stop per l’Europa e gli interessi per i temi stravaganti di astrologia, filosofia e buddismo. Insieme a loro conosce Pierre Restany, il critico di riferimento del gruppo del “Nouveau Réalisme” di cui entrerà a far parte.

Arman comincia a firmare le sue opere solo con il cognome “Armand”, ma nel 1958, ad una mostra da Iris Clert, trasforma la sua firma in “Arman”, per un errore di stampa nel biglietto d’invito in cui era stata tralasciata la „d“. Influenzato da Schwitters e Pollock l‘artista comincia a usare gli oggetti, prima i tamponi inchiostrati e poi sassi, gusci d’uovo, aghi, rifiuti di ogni genere, di cui si fa ossessivo accumulatore e che utilizza come soggetto delle sue sculture.

Come ricorda Umberto Eco “La sua palazzina in una zona degradata di New York era un luogo magico, con due piani popolati di tutti gli oggetti improbabili che lui raccoglieva per poi farne assemblaggio […] le sue opere sono state quasi sempre moltiplicazioni di un oggetto singolo, o quasi. [...] Lui giocava, e si divertiva, ma al tempo stesso sornionamente s’interrogava sul nostro mondo quale immensa sfilata di oggetti che, non avendo ancora noi trovato le caselle dove porli in armonioso rapporto reciproco, non ci resta che mettere appunto insieme, come nell’attesa - non di rado angosciata - di scoprire il segreto di una forma nascosta, di una regola aurea di cui si prova la nostalgia.”