Aldo Mondino (Torino, 1938-2005)

Le notizie sulla vita artistica di Aldo Mondino cominciano con il suo primo viaggio a Parigi nel 1959. La città è ancora una tappa importante per molti artisti che lì si danno appuntamento per partecipare alla grande avventura dell’arte.

A Parigi Mondino partecipa ai corsi di Heyter all’Atelier 17 e all’Ecole du Louvre, conosce Severini e stringe amicizia con personaggi quali Alain Jouffroy, Errò, Lebel, Wilfredo Lam e Tancredi. È grazie a Tancredi che Mondino espone per la prima volta le sue opere che ricordano la tradizione surrealista alla Galerie Bellechasse.

Nel 1961 Mondino rientra in Italia ed espone nelle gallerie d’avanguardia più importanti del momento: da Sperone a Torino, da Giorgio Marconi a Milano, alla Galleria Arco d’Alibert a Roma: in galleria espone pesci veri e in un barcone affittato lungo il Tevere le caramelle.

É evidente fin da queste prime opere il carattere irriverente e ironico con cui lui realizza torri di Babele fatte di torroni, cioccolatini, zucchero di canna, fantasmagorie che vengono dalla sua attrazione per la cultura orientale indiana e marocchina. I viaggi in Turchia “nell’amata Istanbul” o in Cappadocia sono la fonte d’ispirazione per i lavori dell’artista che trova tra gli oggetti dei venditori ambulanti il materiale da inserire nelle sue opere come i tappeti.

Nel 1993 alla Biennale di Venezia, curata da Achille Bonito Oliva, Mondino presenta una serie di grandi tele, che rappresentano la danza roteante dei Dervisci, che l’avevano affascinato nell’ultimo decennio della sua produzione.