Concept

Quando a sedici anni sono entrato nel Collegio romano di San Giuseppe non potevo immaginare che gli studi umanistici che stavo per compiere avrebbero segnato e condizionato la mia vita. Al liceo studiavo filosofia e storia dell’arte con una tale passione che già allora per me era difficile pensare un futuro lontano da quegli argomenti e dal tipo di sensibilità che stavo maturando con le mie letture. Pensavo che il futuro sarebbe proseguito in quella direzione in modo naturale anche se ero adolescente e ancora non mi era chiaro cosa avrei fatto “da grande”. Cominciò allora il desiderio di conoscere luoghi e città che non conoscevo e di cui amavo frequentare le pinacoteche, le chiese, i siti archeologici. Una passione mai sopita, tanto che oggi, appena atterro in una grande capitale, mi preoccupo subito di verificare orari dei musei per poter ammirare i capolavori del passato, quelli del presente, le grandi installazioni d’arte contemporanea.

Fin da quando ero ragazzo se un’opera mi colpiva, volevo approfondirne la storia, saperne di più, conoscere chi e i motivi per cui l’aveva realizzata. Accanto alla passione per l’arte c’era quella per la fotografia, alimentata da molti amici fotografi che frequentavo e con cui trascorrevo lunghe serate nella camera oscura a sviluppare ed elaborare i miei scatti. Gli studi, i viaggi, le esperienze di quegli anni di formazione erano mossi dal desiderio di trovare equilibrio e armonia tra sensibilità e il forte senso estetico. Finché un giorno tutto questo cambiò in modo repentino e fui costretto a rimettere in discussione me stesso e il mio rapporto con quanto mi circondava. Non solo avrei dovuto badare a me stesso, ma agli interessi della mia famiglia. Scoprii presto che l’arte mi avrebbe aiutato.

Mio padre scomparve improvvisamente d’agosto. Era il 1975. Fino ad allora era stato lui ad occuparsi della gestione dell’Europa Palace, l’albergo quattro stelle che la mia famiglia aveva ad Anacapri. Il paese viveva all’epoca nell’ombra della più famosa e scintillante Capri ma - anche se viaggiavo spesso - ero fiero di appartenere a questa parte dell’isola, che gli artisti hanno definito “il luogo dell’anima”. Avevo ventitré anni e nessuna nozione di business o managment. Fino a quel momento avevo vissuto di emozioni. Ora avevo davanti a me una nuova responsabilità e una sfida. Decisi di accettarle entrambe e mi ritrovai catapultato in un’avventura che per me era del tutto nuova. Ancora non sapevo che proprio nelle emozioni avrei trovato il principio ispiratore del mio nuovo lavoro e della mia professionalità; sapevo, però, che le avrei condivise con gli ospiti della mia struttura. Desideravo restituire quelle stesse suggestioni che provavo, l’dea della qualità, delle espressioni migliori, del gusto nell’ospitalità, nell’arte, del design, nel cibo e nell’artigianato.

Trovai aiuto in due alleati preziosi: la filosofia e l’arte. La prima mi portava e mi avrebbe portato a “pensare in maniera differente”, a spostare e ad analizzare i punti di vista da angolature diverse; la seconda mi guidava e mi avrebbe condotto nel futuro nella “ricerca del bello”, una dimensione che per me era già necessaria. Entrambi sarebbero stati due atteggiamenti mentali vincenti. Queste emozioni, la sensibilità e le attitudini mentali avevano, però, bisogno di contesti e spazi adeguati perché potessi esprimerle e trasmetterle concretamente nel concept di un hotel che rispecchiasse un modo di intendere la vita. Per raggiungere il mio obiettivo dovevo procedere come uno scultore, per via di levare, o come alcuni scrittori che per ottenere la forma più efficace sottopongono il linguaggio a una sintesi rigorosa, che non perde armonia. Allo stesso modo le centodieci camere che erano in origine nella gestione di mio padre anno dopo anno si riducevano e aumentavano, invece, gli spazi per le suite, dove venivano inseriti bagni spaziosi e confortevoli. Volevo creare qualcosa di unico, che ancora non esisteva nell’offerta del comfort alberghiero.

A Capri e nel resto del mondo non si pensava ancora a strutture che offrissero insieme con la stanza di un hotel anche l’idea di un modo di vivere non solo legata al lusso, ma a un’esperienza estetica fuori dal comune, a uno stile di vita elegante che tiene conto delle sensazioni emotive e della qualità, della bellezza e dell’esclusività. Capii che quello sarebbe stato il mio obiettivo e che l’avrei realizzato al Capri Palace. Si può immaginare lo stupore quando decisi di realizzare una piscina privata in una delle stanze preziose che contenevano già la matrice del Capri Palace così com’è oggi. La gente era sconcertata. Erano gli anni Ottanta. In tutta l’isola a nessuno sarebbe venuto in mente di fare una vasca nel giardino di una camera. Non si usava. Oggi sono diffuse, ma allora era considerata una bizzarria inutile, antieconomica. Eppure il mio “pensare diversamente” mi diceva che non sbagliavo. Sono nate così le piscine private, la Spa del Capri Palace, la prima ad avere il riconoscimento ufficiale dai medici, e subito ai vertici della classifica internazionale per qualità, competenza e offerta. Come ai tempi degli antichi romani anch’io desideravo che la gente venisse nel mio albergo per curarsi il corpo, la mente e l’anima.

Oggi quando vedo i miei ospiti tornare da me e dalle persone che lavorano con me, capisco che sono riuscito nel mio sogno, nell’avventura cominciata da ragazzo, forse inesperto, ma fedele all’idea di trasmettere le emozioni e un modo di pensare differente.

In questo devo riconoscere l’aiuto che ho avuto in questi anni dalla professionalità e straordinaria capacità del team del Capri Palace che collabora a trasformare ogni giorno il sogno in realtà, dalle piccole alle grandi cose. Solo la cura e la passione consentono di raggiungere livelli di management eccellenti. Ermanno Zanini, il general manager del Capri Palace, in pochi anni è stato capace di creare e coordinare una squadra forte e affiata. Con lui “il servizio”, l’attenzione per gli ospiti sono diventati il vero asset, la nota di fondo del Capri Palace. Con lui L’Olivo è diventato uno dei rari ristoranti stellati di una struttura alberghiera. Insieme con il Riccio, il ristorante esterno al Capri Palace, a picco sul mare, L’Olivo è espressione di ricerca e qualità, di reinterpretazione della storia del gusto del cibo italiano con prodotti speciali coltivati ad hoc nell’isola o in Toscana. Cenare tra i tavoli di questo ristorante è un’esperienza sensoriale ed estetica, di forme – i tavoli e le suppellettili create dagli artisti, i bicchieri lavorati a Murano e i tessuti delle tovaglie e degli arredi disegnati e prodotti da Loro Piana – di colori e sapori. Il Riccio evoca, invece, simboli e atmosfere mediterranei non solo nei caratteri del cibo, ma nelle cromie intense del turchese, nelle creazioni “marine” in spugna di Paolo Sandulli e nelle maioliche che decorano la cucina a vista.