Era una sorta di Cenerentola, una sorella minore costretta a cedere il passo a quella che, a pochi metri di distanza, viveva di fasti e splendori. Una gloria che non le toccava, che non la riguardava e che, forse, neanche la incuriosiva.
Solo l’amore di un uomo, bello di aspetto, ricco d’animo, elegante nei pensieri, l’ha svegliata dal suo torpore e l’ha resa fiera di ciò che è. Il principe dagli occhi azzurri è l’imprenditore Tonino Cacace, la Cenerentola al ballo è la sua terra: Anacapri.
Lui ha scelto di amarla, con caparbietà, con impegno, con coraggio, senza chiedere nulla in cambio. Lei si è lasciata amare, recalcitrante, dispettosa, orgogliosa.
Oggi, la loro unione è un matrimonio felice. “Magnetismo, attrazione, fascino, emozione: questa è, la mia terra, alla quale perdono tutto, anche il saper essere arida, pretenziosa, diffidente, irriconoscente”.
Per Tonino Cacace, patron del gioiello che impera alle porte di Anacapri, il “Capri Palace”, il palazzo bianco a metà tra un albergo extralusso ed un museo di arte contemporanea, non c’è ostacolo, impedimento, opposizione che tenga, perché lui in questo progetto, pensato prima ancora che sapesse far di conto, ci è nato, cresciuto e vissuto, rinunciando a se stesso, alla sua vita, alle sue passioni, alle sue aspirazioni.
“Un progetto folle, per certi versi, nato nei lontani anni ‘50, dalle mani e dall’amore dei miei genitori. Dopo la laurea in Giurisprudenza, pensavo di potermi finalmente dedicare alle materie che più sentivo vicino, la filosofia e l’arte. Il destino, però, aveva già deciso per me, catapultandomi improvvisamente in un futuro che non avevo previsto, certamente molto lontano dai miei ideali, ma vicinissimo ad un progetto che non potevo tradire”.
Una laurea in giurisprudenza, una predilezione per le materie umanistiche, una innata propensione per l’arte, l’amore per il volo, la passione fortissima per il mare, tutte attività coltivate a latere per dare precedenza al legame, quello più forte, con i suoi natali...
“La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti -risponde prendendo in prestito le parole dello scrittore indiano Anthony de Mello-.
Certo, sarebbe stato molto più facile partire, andare via, e lasciar che le cose andassero a modo loro.
Sarebbe stato più semplice che combattere contro mentalità chiuse, diffidenti, paurose del nuovo. Sarebbe stato molto meno demoralizzante e mortificante lavorare ad un progetto che riguardasse me e non la collettività, ma non ho voluto giocare da battitore libero.
Mi sono circondato di ottimi collaboratori, persone che tutt’oggi lavorano con me, senza sosta, senza pausa, senza paura degli insuccessi. Una squadra compatta diretta verso lo stesso obiettivo”.
Ma le porte sul muso non sono state risparmiate neanche ad uno come lei...
“Anacapri è stata bistratta, guardata con sospetto, snobbata. Mortificazioni al limite del razziale che mi hanno spinto a difenderla, lavorando più duramente, con più caparbietà. Più ci mostravano disinteresse e più cercavamo di essere propositivi, più ci evitavano e più creavamo cose”.
Un albergo a cinque stelle extralusso, una Beauty Farm, due ristoranti, di cui uno con due stelle Michelin, un beach club, “Il Riccio” sulla Grotta Azzurra, quattro negozi, duecentocinquanta dipendenti.
Un impero per il quale lavorare senza infilarsi in nuove sfide, ed invece...

“ ... e invece questa squadra straordinaria guidata da manager molto capaci non si è mai adagiata, e ha migliorato la qualità dei servizi di anno in anno.
“Mariorita” il megastore delle griffe di lusso, si trasforma in una “piazzetta” con artigiani veri come negli anni d’oro dell’isola. Mentre altrove si sceglie il rinnovamento, Anacapri, punta al passato.
“Ciò che siamo è il risultato di un percorso meraviglioso fatto di tradizioni, di cultura, di storia che ci impone il dovere di non dimenticare da dove veniamo.
L’omologazione non è sinonimo di crescita, ma, semplicemente una controproducente uniformazione all’era moderna che, rendendoci uguali agli altri, ci costringe ad una competizione dalla quale potremmo uscire perdenti. Abbiamo una storia importante alle spalle, una cultura artigiana che, per anni, ha fatto la differenza e che ha reso quest’isola unica al mondo. Un patrimonio inestimabile al quale ho voluto dare il valore che merita, dedicandogli uno spazio all’interno di Mariorita, dove è stata creata una piazzetta per due bravissimi artigiani: una sarta che confeziona pantaloni di shangtung e abiti di lino ed un calzolaio che in poche ore personalizza sandali preziosi; e poi una piccola galleria d’arte, un ampio spazio di arredi casa, ma non manca il settore dedicato ai brand del lusso e dell’alta gioielleria come Bulgari e Vhernier”.
Una mentalità nettamente in contrapposizione con la moderna evoluzione...
“Bisogna lavorare sulle emozioni, aprirsi al nuovo, credere nelle proprie idee, investire nel team e nella qualità, e saper costruire oggetti unici con un grande valore umano aggiunto. I risultati arriveranno, magari lentamente, ma arriveranno”.
La fama che la precede riferisce di un uomo austero, schivo e snob. Basta, invece, uno sguardo, anche distratto, per poterla leggere in versi. Lei è dentro tutto ciò che la circonda, nella musica, nelle opere, negli arredamenti, nel candido dei lini, nel De Chirico alla parete, che raccontano di un uomo con un animo nobile, cullato dalla poesia, plasmato dal fuoco delle emozioni.
“Non amo il presenzialismo, e sono schivo per difesa.
Vivo molto l’ azienda, verso cui, negli anni, è maturato un gran senso di appartenenza, grazie anche agli uomini che mi circondano, dei quali sono fiero e, a cui sento di dovere tutto.
L’arte e la musica mi hanno educato all’armonia che cerco di trasmettere nelle cose che faccio, dalla cura maniacale del dettaglio, ad una musica di sottofondo, dall’esposizione di un’opera d’arte, ad un giglio
in un vaso.
Il risultato, dopo anni, è gratificante”.
Anacapri come un grande museo di arte contemporanea: questa è la sua prossima sfida?
“Mi piacerebbe che il mio paese diventasse un grande museo d ‘arte all’aperto.
Già lo scorso anno, con la “Fondazione Capri”, abbiamo portato gli artisti nelle scuole, con una risposta davvero incoraggiante. Presto, porteremo i ragazzi nei musei”.
Sono passati molti anni da quando a ventitrè anni ha preso in mano il timone del comando...
“Se mi guardo indietro non mi pento di nulla.
Mi sembra di aver scalato una montagna, ma se questa folle impresa è stata possibile non è solo grazie ad un’idea, ma alla tenacia e alla fede che ha unito uomini instancabili, con i quali mi sentirei di vincere ogni sfida.
E’ grazie a loro, e ai valori inculcatimi dai miei genitori, è grazie all’esperienza acquisita in questo straordinario percorso di vita, che sono riuscito ad essere l’ uomo che sono oggi”.