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Giancarlo Politi intervista Arnaldo Pomodoro
Giancarlo Politi: Caro Arnaldo, inusuali, per forma e materiali, questi tuoi montaliani Ossi di seppia ad accogliere i clienti del Capri Palace ad Anacapri. Come è nata l’idea?
Arnaldo Pomodoro: Quando sono salito al Capri Palace mi sono subito accorto che non potevo semplicemente sistemare delle opere lungo un percorso, ma dovevo creare una suggestione, inventare una scultura-racconto che evocasse le forme e gli echi del mare, i tesori che il mare raccoglie e ci restituisce. È nato così il rilievo intitolato Rive dei Mari che corre lungo tutto il muro, lungo 36 metri e alto 3.
Camminando verso l’entrata del Capri Palace vi si vedono immersi elementi e segni che ricordano le conchiglie e i fossili, gli strumenti della pesca e i detriti lasciati dall’uomo che il mare restituisce consumati e trasformati: l’immaginario che ci viene dal mare, dal suo moto, dalla spiaggia, dallo scoglio. Sul rilievo ho riportato la trama straordinaria dell’osso di seppia, che per me ha una valenza particolare essendo, prima ancora che un riferimento letterario, un elemento molto espressivo per il mio lavoro.
GP: Al Capri Palace, mitico hotel della bellezza e del relax, hai abbandonato il bronzo per la più tecnologica vetroresina.
AP: Ho deciso di usare un materiale che si integrasse con i colori dell’isola ed esaltasse le caratteristiche del luogo; così ho pensato al fiberglass bianco mescolato con polvere di marmo. La luce proveniente dalle aperture della piscina si espande nel camminamento, creando un gioco di riflessi azzurri
e colori che si modificano dall’alba alla notte, creando l’illusione di trovarsi in mezzo al mare.
GP: Nella tua lunga carriera, hai già affrontato problematiche del genere, con le esigenze di un grande albergo?
AP: Sì, in particolare l’environment per il Simposio Minoa, un luogo di incontri e banchetti a Marsala. In quel caso l’opera, intitolata Moto terreno solare, si sviluppa con forme ed elementi scultorei fra le centinaia di piante diverse nel giardino progettato dal paesaggista Ermanno Casasco.
GP: Come si è sviluppata l’opera al Capri Palace?
AP: Ho realizzato un modellino in scala 1:10 per studiare le dimensioni e la distribuzione delle forme e degli spazi, ma il lavoro si è svolto al vero, seguendo come traccia un disegno progettuale e operando con la tecnica in negativo su un piano di argilla. Un lavoro complesso, in cui mi hanno aiutato con competenza ed entusiasmo diversi assistenti e collaboratori. Dialmo Ferrari. Ugo Vismara, Massimo Sassi, Giorgio Benotto, Giuseppe Buffoli, Fabrizio Cerrito, Marco Chiesa e Nenad Ignjatovic.
GP: Felice del progetto e della sua accoglienza?
AP: Sono soddisfatto, perché è raro poter lavorare in piena libertà e senza condizionamenti. Ciò è stato possibile grazie all’intelligenza e alla sensibilità di Tonino Cacace. Ora sto lavorando a un progetto interessante: la costruzione di un ambiente suggestivo e funzionale per la conservazione e la degustazione del vino.
ARTE E OSPITALITÀ
Arianna Rosica intervista Tonino Cacace
Arianna Rosica: Caro Tonino, il tuo Capri Palace ad Anacapri è un vero e proprio hotel dell’arte: stanze dedicate a Warhol, Magritte e, nella hall, significative opere di Arnaldo Pomodoro, Giorgio De Chirico, Allen Jones, ma anche Fabrizio Plessi, Velasco, Luca Pignatelli, Mario Schifano, Mimmo Paladino. Come mai l’arte di oggi in un hotel di lusso?
Tonino Cacace: La collezione di opere d’arte del Capri Palace ogni anno si arricchisce ed è per me motivo di grande soddisfazione vedere i miei clienti che possono ammirare e toccare le opere degli artisti. Forse è un piacere ancora più grande che possedere l’opera all’interno delle proprie mura domestiche E giusto che la produzione di un artista venga fruita da molti.
AR: Qual è invece la reazione del tuo personale, in quotidiano contatto con queste opere?
TC: Quando la passione è autentica si trasmette, ti accorgi che l’emozione comincia a coinvolgere anche gli altri intorno a te: sento i miei collaboratori che accompagnano i clienti e parlano loro con competenza di Allen Jones, Arman, Paladino o Pomodoro e sorrido soddisfatto.
AR: Qual è la generale reazione dei clienti nei confronti dell’arte che proponì?
TC: I clienti sanno già della presenza delle opere. A volte li vedo soffermarsi e accarezzare l’opera di un artista, probabilmente ammirato in un museo ma con molta meno familiarità. Il cliente del Capri Palace è giovane e sofisticato, colto e attento e ci testimonia continuamente la sua emozione di vivere l’opera d’arte nei giorni di permanenza, quasi con un senso di appartenenza.
AR: Per un intervento all’ingresso del tuo hotel hai scelto Arnaldo Poinodoro. Perché?
TC: Ora non mi basta più arricchire la collezione con gli oggetti, ho iniziato a invitare artisti importanti a intervenire sulla struttura dell’hotel; così è avvenuto con il mosaico della piscina disegnato da Velasco, con le piscine private dipinte da Giorgio Tonelli, con Fabrizio Plessi che ha realizzato un’installazione utilizzando una vera barca di legno usata per entrare nella Grotta Azzurra e, infine, l’ultimo capolavoro di Arnaldo Pomodoro: Rive dei Mari. Un’idea straordinaria e unica, adattata mirabilmente agli oblò attraverso cui si vede il fondo della piscina. Il risultato dell’altorilievo è stupefacente e affascina tutti, dai bambini fino a coloro che non si erano mai appassionati all’arte. Ammiro Pomodoro da quando avevo vent’anni e da allora il desiderio che mi ha accompagnato negli anni è stato quello di acquistare una sua sfera di bronzo. Ero affascinato dalla forza che mi trasmetteva quella materia che si apriva mostrandone i meccanismi. Molti anni dopo sono riuscito ad acquistarne una, seguita da un disco che è posizionato al centro della hall. Infine, un sogno ancora più grande si è avverato: conoscere il Maestro e riuscire ad avere una sua installazione che rimarrà patrimonio dell’albergo e di Anacapri.