Il gallo, i faraglioni, la piazzetta, le campanelle: sono i gioielli di Capri, quelli inconfondibili di Chantecler, che appaiono nell'isola come a Cortina. Non ce signora chic che non li indossi. Difficilmente uno solo, giacché la "chanteclerite" è una vera mania, che dilaga in forma di sandalo gioiello, in catene con ciuffi di ciondoli, in braccialetti con svariate deliziose campanelle, sottolineati da orecchini con il principe ranocchio che domina l'aspetto vacanziero della lucky lady. Si portano così alla caprese, con i pantaloni di Jackie Kennedy, gli infradito di Costanzo, i pigiama palazzo di Pucci.
Le pietre preziose scatenano la fantasia e l'estro creativo di Maria Elena Aprea, stilista del marchio di famiglia, signora svettante.
Lei sfreccia sulle Dolomiti in mezzo alle piste di fondo, come nei vicoli di Capri come una vera scugnizza...
Solo che la sua cortesia e il suo senso dell'ospitalità la celebrano ovunque come una musa del saper vivere, quando con sorridente freschezza ti invita nei suoi negozi-salotto. Tra un drink e una campanella di rubini, si presenta tutto il jet set.
I suoi cornetti sono un portafortuna indispensabile, che si dispensa al più gradito invito.
E così si crea il mitico cerchio (dei medaglioni...).
«Mi piace osare!», dice la signora mentre la immortalano nel nostro servizio, con i caftani piu shock di Roberto Cavalli e i completini super seducenti di Fisico.
Come nasce il marchio Chantecler?
«Nel 1947 mio padre aprì a Capri la prima boutique con l'amico e gioielliere napoletano Pietro Capuano, soprannominato Chantecler per il suo carattere eccentrico ed estroverso e per la sua fama di bon vivant. L'estro creativo e la passione di papà per le pietre preziose uniti alle doti istrioniche di Chantecler resero il negozio una tappa obbligata del bel mondo che frequentava la Capri degli Anni '50. Così nasce il mito Chantecler».
Tu e i tuoi fratelli come avete sviluppato il mito?
«Io e i miei fratelli, quando papà è mancato, ci siamo impegnati a dare continuità e sviluppo all'impresa che aveva avviato. Gabriele è alla guida della società, Costanza si occupa della comunicazione e io della parte stilistica e delle boutiques».
Perché a Capri?
«I miei genitori sono capresi, anche se mamma ha origini milanesi. E non hanno mai lasciato Capri se non per viaggi di lavoro o di piacere».
I tuoi sono gioielli molto fantasiosi e porte-bonheur...
«Ogni gioiello che creo è destinato a una donna che saprà farlo "suo" e interpretarlo nel modo più personale possibile. I miei gioielli nascono dalle mille sensazioni che mi suscita la mia amata isola: sono, quindi, gioielli colorati, magari con turchesi e coralli tipici della nostra tradizione, che reinterpretano le for me che la natura ci offre.., e poi stelle marine, i fiori dei lussureggianti giardini capresi, i pesci dai colori sgargianti e traslucidi allo stesso tempo, che infondono
una sensazione di gioia e freschezza al primo sguardo!»
Che sensazione ti danno le pietre preziose?
«Sono cresciuta "a bottega" e papà mi ha trasmesso l'amore per le pietre soprattutto quelle colorate».
Le tue preferite?
«Sono innamorata del rosso dei rubini e dei coralli».
Che legame c'è tra gioielli e moda?
«Gioielli e moda sono complementari: un bell'abito chiama un bel gioiello e viceversa. Abbiamo interpretato coni gioielli uno stile di vita e di vestire tipicamente caprese. I ciondoli Logo con il gallo, la piazzetta, i faraglioni o le nostre campanelle, preziosi e gioiosi porte-bonheur, ma anche i nostri gioielli più preziosi creati per donne di grande ca rattere, ironiche e che osano nel gusto e nelle scelte».
E tu che gioielli indossi?
«Indosso sempre una catena con campanelle e cornetti in corallo di tutti i colori e turchesi. Ogni tanto si aggiunge un ciondolo nuovo, magari semplice, ma con significato profondo per me perché regalato in un momento particolare e da una persona che mi vuole bene».
E i faraglioni, la piazzetta?
«Sono le immagini più conosciute di Capri e vengono proposte nella nostra collezione Logo, ormai da più di vent'anni».
Eigalli?
«Sono il nostro simbolo, dal buffo soprannome all'epoca in cui papà apri il primo negozio con il signor Capuano».
E le campanelle?
«Sono il portafortuna dell'isola, che abbiamo per primi trasformato in gioiello».
Com'è il mare di Capri?
«Capri e il suo mare sono parte di me stessa e li amo visceralniente».
Allora raccontami una giornata vissuta da vera caprese.
«Come è bello svegliarsi presto a Capri... Fare un bagno sotto casa di prima mattina nel mare limpido e quieto. Sdraiarsi per qualche minuto su un arenile ancora deserto... È un rito rassicurante e corroborante bere il primo caffè in piazzetta dove i capresi che si avviano al lavoro si salutano con un "uè uè" che risuona nei vicoli. Ancora per qualche ora l'isola è dei capresi, poi poco alla volta la piazzetta e i vicoli si animano e il brusio dei turisti diventa la colonna sonora della giornata».
La vita è bella a Capri!
«Sì, la vita è bella a Capri e... dolce. I mitici Anni '50 sono più che mai attuali. I bagni, gli alberghi, i ristoranti, l'"Anema e Core" sono sempre il punto d'incontro di un pubblico selezionatissimo composto da imprenditori, gente di spettacolo e cultura».
E chi sono i tuoi clienti più famosi?
«I clienti più famosi si ritrovano ora come in passato nella nostra boutique. La discrezione suggerisce di non fare nomi per il presente ma, per il passato, una documentazione fotografica testimonia nei nostri negozi l'ammirazione di Jackie Kennedy, Ingrid Bergman, Liz Taylor, Maria Callas per i nostri gioielli».
Il tuo rifugio?
«Inteso come luogo... non lo rivelo! Deve rimanere tale. Inteso in senso metaforico il mio rifugio sono i miei affetti più cari».
Allora diciamo il luogo che preferisci dell'isola...
«Il Faro al tramonto, la grotta azzurra, il monte Solaro».
E il Capri Palace, la location del nostro servizio con Tonino Cacace, il suo proprietario?
«Nutro grande stima e affetto per Tonino: uomo di grande cultura e sensibilità artistica. Ci accomuna un percorso di vita simile perché entrambi ci siamo trovati ad assumerci le responsabilità dell'impresa di famiglia con il desiderio e l'ambizione di farla crescere. Ci accomuna anche il grande amore per la nostra isola e la sua bellezza che si riflette nel nostro lavoro».
Per finire... dimmi: un diamante è per sempre?
«Sì, e più che mai e meglio se di bella caratura».
E il regalo a te più gradito?
«Una vacanza.., magari a Capri!».

Nanà Bottazzi